Obama avverte la Siria: «È l’ora delle scelte» | Avvenire RSS Feed – Avvenire Home Page

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Sia sulla Siria, sia sull’Egitto, il presidente americano Barack Obama sulla Cnn osserva che intende assumere decisioni chiave. Insomma che è arrivata l’ora delle scelte.  «Dobbiamo pensare – ha
sottolineato Obama – in modo strategico a come difendere i nostri interessi nazionali a lungo termine». Quindi il giornalista della Cnn, Chris Cuomo, gli ha chiesto se il governo degli Stati Uniti sta pensando a un «quadro temporale molto breve» per assumere decisioni chiave in Egitto e in Siria. Una domanda a cui Obama ha ripetutamente risposto con una sola parola Obama, cioè sì.

Intervenendo per la prima volta di persona sul presunto attacco lealista di due giorni fa con missili al gas nervino alla periferia est di Damasco, Barack Obama ha definito «un fatto enorme», fonte di «grave preoccupazione», le nuove accuse rivolte dai ribelli alle autorità siriane circa il presunto ricorso alle armi chimiche. «Siamo già in comunicazione con l’intera comunità internazionale», ha affermato il presidente americano.

Ma Obama esclude un intervento militare americano senza un chiaro mandato Onu. E lancia un allarme costi, segnalando che gli Stati Uniti stanno ancora «spendendo decine di miliardi di dollari in Afghanistan».
Parlando con la Cnn, il “Commander in Chief”, pur ribadendo la sua forte preoccupazione per le notizie che arrivano da Damasco, sottolinea che è il momento di agire di concerto con la comunità internazionale. «L’idea che gli Stati Uniti possano risolvere in qualche modo, da soli, la complicatissima crisi siriana è senza dubbio sopravvalutata. Se entriamo in azione e attacchiamo un altro Paese senza un mandato delle Nazioni Unite – osserva Obama – si possono presentare dubbi sul rispetto del diritto internazionale. Per andare avanti dobbiamo lavorare assieme».

Obama ha sollecitato il regime di Bashar al-Assad ad autorizzare un’inchiesta approfondita ma al contempo ha escluso che, viste le esperienze precedenti, ci se ne possa aspettare una qualche forma di collaborazione. Allorchè gli è stato ricordato che è appena trascorso un anno da quando intimò allo stesso Assad di non oltrepassare la “red line”, la linea rossa rappresentata appunto dall’utilizzo di armamenti chimici nel conflitto, il capo della Casa Bianca ha riconosciuto che gli ultimi sviluppi in Siria impone all’amministrazione di Washington di affrontare la situazione: la tempistica per farlo, ha sottolineato, si sono notevolmente accorciati, anche se non si può fare a meno di tenere in considerazione anche gli eventuali costi. «Il concetto secondo cui gli Stati Uniti possono in qualche modo risolvere quello che consiste in un problema complesso, di natura settaria – ha ammonito il presidente Usa – talvolta è enfatizzato troppo».

L’Onu chiede un’inchiesta «scrupolosa e imparziale»
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon è tornato a chiedere «una scrupolosa, imparziale ed immediata inchiesta» sul presunto attacco con i gas nervini, da parte del regime di Assad che l’opposizione siriana – la fonte della notizia – avrebbe causato 1.300 morti.
Per questo sabato arriverà a Damasco il capo degli ispettori Onu, dove da domenica sono arrivati i primi tecnici per indagare sugli attacchi dello scorso marzo, con l’obiettivo di fare pressioni sul regime per effettuare il prima possibile i controlli nel quartiere di Ghouta a Damasco dove, per l’opposizione, si sarebbe verificata la strage. In ogni caso il suo arrivo sarebbe di fatto inutile perchè secondo gli esperti se si fosse trattato effettivamente di gas nervino Sarin le sue tracce scomparirebbero dopo 72 ore. 

La Russia resta accanto ad Assad
Mosca condanna come «inaccettabili» gli appelli di alcune capitali europee ad usare la forza contro il governo siriano facendo pressione sul Consiglio di sicurezza dell’Onu. «Noi crediamo che gli appelli, provenienti da alcune capitali europee sullo sfondo di una crescente ondata di propaganda anti siriana per premere sul Consiglio di sicurezza dell’Onu ad usare immediatamente la forza, siano inaccettabili» ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri russo Aleksandr Lukashevich.
Pechino, altro alleato di Assad, sottolinea l’esigenza di un’indgine «senza intoppi» sull’attacco di Ghouta. «Prima di stabilire la verità – ha sottolineato il portavoce del ministro degli Esteri, Hong Lei – tutte le parti dovrebbero astenersi dal dare giudizi precostituiti sull’esito dell’indagine».

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November 08, 2014 at 01:00AM

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