Damasco attende un attacco «in qualsiasi momento» | Avvenire RSS Feed – Avvenire Home Page

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Il regime siriano si aspetta un attacco “in qualsiasi momento”. Lo ha detto una fonte della sicurezza di Damasco, citata dall’emittente ‘al-Arabiyà. “Ci aspettiamo un attacco in ogni momento, ma siamo pronti alla rappresaglia”, ha precisato la fonte.

Il team di ispettori Onu incaricati di investigare sul presunto uso di armi chimiche in Siria dopo aver lasciato Damasco è giunto in Libano.

Obama: non ancora presa la decisione finale

«Non ho ancora preso una decisione». A pochi minuti dalla tanto attesa “presentazione delle prove” contro Assad da parte del suo segretario di Stato, John Kerry, Barack Obama ha subito incalzato parlando di «una serie di opzioni» che sta valutando perché l’attacco chimico siriano «è una sfida al mondo». E quest’ultimo «non può accettare l’uso del gas contro donne e bambini». Con chiara accusa al Consiglio di sicurezza dell’Onu, poi, ha aggiunto: «Molti pensano che siano giusto agire – ha detto –, ma nessuno vuole farlo». Poco prima, Kerry aveva definito Assad «un delinquente e un assassino» e si era appellato agli americani perché analizzassero «di persona» le prove raccolte dall’intelligence e presentate nel rapporto ora declassificato. Damasco ha replicato definendo quelle di Kerry «bugie senza fondamento» e «un disperato tentativo di giustificare un’aggressione». Obama ha però dato anche la sua “chiave di legalità” identificando le azioni siriane quali «una minaccia alla sicurezza nazionale». Come comandante delle Forze armate Usa, il presidente ha infatti l’autorità, davanti agli interessi nazionali minacciati, di dichiarare un intervento armato senza il via libera del Congresso. 
Ecco quindi l’importanza della presentazione del rapporto d’intelligence da parte di Kerry. Le prove – tra cui la testimonianza di un ex gerarca di Damasco e l’intercettazione di un altro «alto grado» – mostrerebbero, a suo dire, «con elevata fiducia», che il terribile attacco con armi chimiche del 21 agosto è stato compiuto «con missili provenienti dai siti controllati dalle forze del regime siriano». Drammatica la conta dei morti compiuta dagli 007 di Washington: «1.429 persone, tra cui 426 bambini». Kerry ha voluto sottolineare che il lavoro dell’intelligence è molto più accurato rispetto al passato e pertanto «non si ripeterà l’esperienza dell’Iraq». Le ragioni addotte per un’azione militare che, sarebbe «limitata nel tempo, senza l’invio di truppe di terra e senza assumersi la responsabilità della guerra civile in atto», sono però risuonate molto simili. 
Assad – che nel 2013 avrebbe usato armi chimiche molte volte – avrebbe «uno degli arsenali chimici più potenti del Medio Oriente» ed è quindi in gioco «la sicurezza e la credibilità degli Stati Uniti». «Qual è il rischio dell’inazione?» si è chiesto Kerry, sottolineando che gli Usa – che «non sono soli nella loro volontà di agire» – hanno «responsabilità nei confronti del mondo». Altri Paesi, quali Corea del Nord e Iran starebbero infatti a guardare la reazione nei confronti della Siria e da quella potrebbero trarre incoraggiamento per il proprio programma nucleare. Per tali ragioni Obama potrebbe decidere un intervento militare unilaterale e senza l’ombrello delle Nazioni Unite. Una possibilità chiaramente ventilata dal capo della diplomazia Usa che – pur ammettendo di «credere nelle Nazioni Unite e di avere il massimo rispetto per gli ispettori» i quali hanno proprio ieri concluso le rilevazioni in Siria – ha messo in chiaro: il rapporto Onu «non ci dirà nulla di nuovo, nulla di più di quanto sappiamo già». 
Come ha sottolineato il segretario generale Ban Ki-moon, che ieri ha incontrato i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, non si potrà trarre alcuna conclusione prima del completamento dei test di laboratorio e, anche allora, si potrà solo verificare l’uso dei gas, ma non la responsabilità di tale atto. Gli Stati Uniti, quindi, decideranno «secondo i propri tempi e interessi». Anche se, come aveva dichiarato la Casa Bianca, alla bocciatura da parte del Parlamento della mozione presentata dal primo ministro David Cameron, «continueranno a consultarsi con il governo britannico», uno dei suoi più stretti alleati. 
La nuova spalla per Obama è però ora l’inedita assonanza con Parigi e con Hollande che «crede nella certezza della responsabilità di Assad sull’uso dei gas». Qualunque azione, però, verrebbe portata avanti senza l’ombrello della Nato perché ieri il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, ha fatto sapere di «non vedere un ruolo della Nato nell’ambito di una risposta internazionale al regime siriano». Obama sembra quindi sempre più solo nella sua determinazione ad agire, sebbene in maniera «limitata e mirata».
Una posizione scomoda per un premio Nobel per la pace che, finora, aveva accuratamente evitato di venir coinvolto nei due anni e mezzo di guerra civile. La situazione è difficile e rischia di trasformare la crisi siriana in una crisi di fiducia per il capo della Casa Bianca. 

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June 08, 2015 at 02:00AM

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