Posts tagged ‘Avvenire RSS Feed – Chiesa’

14/04/2013

«Dio ci salvi  dal trionfalismo» | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa , por (autor desconocido)

Alle sequela di Cristo si cammina con perseveranza e senza trionfalismi. Lo ha affermato questa mattina papa Francesco, nella Messa celebrata alla Casa Santa Marta, alla presenza del personale della Farmacia, della Profumeria vaticane, della Libreria editrice vaticana, guidato dal direttore don Giuseppe Costa.

Quando Dio tocca il cuore di una persona, dona una grazia che vale una vita, non compie una “magia” della durata di un attimo. Nella sua omelia, papa Francesco ritorna al clima di agitazione immediatamente successivo alla morte di Gesù, quando i comportamenti e la predicazione degli Apostoli finiscono nel mirino di farisei e dottori della legge.

Il Papa riprende le parole di Gamaliele, citate negli Atti degli Apostoli, un fariseo che mette in guardia il Sinedrio dall’attentare alla vita dei Discepoli di Cristo, poiché – ricorda – in passato il clamore suscitato da profeti rivelatisi falsi si era presto dissolto assieme ai loro proseliti. Il suggerimento di Gamaliele è di attendere e vedere cosa avverrà dei seguaci del Nazareno. Questo, osserva papa Francesco, «è un consiglio saggio anche per la nostra vita, perché il tempo è il messaggero di Dio: Dio ci salva nel tempo, non nel momento. Qualche volta fa i miracoli, ma nella vita comune ci salva nel tempo», ci salva «nella storia», nella «storia personale» di ciascuno.

Quindi, con arguzia, il Papa soggiunge: il Signore non si comporta «come una fata con la bacchetta magica: no».

Al contrario, dona «la grazia e dice, come diceva a tutti quelli che Lui guariva: “Va, cammina”. Lo dice anche a noi: “Cammina nella tua vita, dai testimonianza di tutto quello che il Signore fa con noi”».

A questo punto, Papa Francesco nota «una grande tentazione» che si annida nella vita cristiana, «quella del trionfalismo». «E’ una tentazione – afferma – che anche gli Apostoli hanno avuto». L’ha avuta Pietro quando assicura solennemente che non rinnegherà il suo Signore. O il popolo dopo aver assistito alla moltiplicazione dei pani. «Il trionfalismo – asserisce il Pontefice – non è del Signore. Il Signore è entrato sulla Terra umilmente: ha fatto la sua vita per 30 anni, è cresciuto come un bambino normale, ha avuto la prova del lavoro, anche la prova della Croce. Poi, alla fine, è risorto». Dunque, prosegue, «il Signore insegna che nella vita non è tutto magico, che il trionfalismo non è cristiano».

La vita del cristiano è fatta di una normalità vissuta però con Cristo, ogni giorno: «Questa – esorta Papa Francesco – è la grazia che dobbiamo chiedere: quella della perseveranza. Perseverare nel cammino del Signore, fino alla fine, tutti i giorni». «Che il Signore – conclude – ci salvi dalle fantasie trionfalistiche». «Il trionfalismo non è cristiano, non è del Signore. Il cammino di tutti i giorni, nella presenza di Dio, quella è la strada del Signore».

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11/04/2013

«Sulla strada di Cristo per essere liberi e felici» | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa , por (autor desconocido)

Ascoltare Dio ci rende liberi e ci dona quella felicità che «le proposte del mondo» non possono garantire. E’ la riflessione, riportata dalla Radio Vaticana, svolta da papa Francesco nella Messa presieduta nella Cappellina della Casa Santa Marta alla presenza di alcuni dipendenti dell’Osservatore Romano.

«Obbedire a Dio – ha affermato il Papa – è ascoltare Dio, avere il cuore aperto per andare sulla strada che Dio ci indica. L’obbedienza a Dio è ascoltare Dio. E questo ci rende liberi». Obbedire al Signore significa ascoltare la sua voce, come ha fatto Pietro, che, rivolgendosi ai farisei e agli scribi, ha detto: “Io faccio quello che mi dice Gesù, non quello che voi volete che io faccia”. «Nella nostra vita – ha aggiunto Papa Francesco – sentiamo anche cose che non vengono da Gesù, che non vengono da Dio». «Le nostre debolezze, a volte, ci portano su quella strada» o in un altro percorso – ha aggiunto – che prevede un duplice orientamento, una sorta di «doppia vita», alimentata da «quello che ci dice Gesù» e da «quello che ci indica il mondo». Ma cosa succede – ha chiesto il Pontefice – quando ascoltiamo Gesù? A volte quelli che fanno l’altra proposta, legata alle cose del mondo, «si infuriano» e la strada finisce nella persecuzione. Molti ascoltano quello che Gesù chiede loro, tanti sono perseguitati. Molti con la loro vita testimoniano la volontà di obbedire a Dio, di percorrere la strada che Gesù indica loro. E’ questa la meta – ha spiegato Papa Francesco – alla quale oggi la Chiesa ci esorta con questa Liturgia: “Andare per la strada di Gesù”. Si tratta di non sentire le proposte del mondo, “proposte di peccato” o di compromesso che ci allontanano dal Signore. «Questo non ci renderà felici».

L’aiuto per percorrere la strada indicata da Gesù e per obbedire a Dio possiamo trovarlo nello Spirito Santo. «E’ proprio lo Spirito Santo – ha detto il Santo Padre – che ci dà forza per andare», per proseguire lungo questo cammino. Nostro Padre – ha affermato – «ci dà lo Spirito, senza misura, per ascoltare Gesù e andare per la strada di Gesù». Ma dobbiamo essere coraggiosi in questo, chiedere “la grazia del coraggio”, il coraggio di dire: «Signore, sono peccatore, alle volte obbedisco a cose mondane ma voglio obbedire a Te, voglio andare per la Tua strada». «Chiediamo questa grazia di andare sempre per la strada di Gesù. E quando non lo facciamo – ha concluso il Papa – chiediamo perdono: Il Signore ci perdona, perché Lui è tanto buono».

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11/04/2013

Agli ospiti dei centri Caritas: «Vi porto nel mio cuore» | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa, por (autor desconocido)

«Nella nostra situazione di disagio possiamo sperimentare in prima persona l’importanza di un gesto di solidarietà, di quanto dia conforto un abbraccio, una stretta di mano e all’opposto di quanto feriscano l’indifferenza o anche il fastidio che trasmettono certi sguardi e atteggiamenti per il nostro essere diversi».

Con queste parole gli ospiti dei centri Caritas di Roma si erano rivolti, mediante una lettera, alla vigilia della Pasqua al neo eletto papa Francesco, aggiungendo: «Il giorno della sua nomina lei ha chiesto a tutti di pregare il Signore affinché le dia forza per affrontare le difficoltà legate al suo servizio: sia certo che la nostra preghiera la accompagnerà continuamente». «Vi ringrazio per il vostro gesto di vicinanza e di affetto. Il Signore vi ricompensi abbondantemente». E’ stata la risposta con la quale papa Francesco ha voluto salutare e ringraziare gli ospiti dei centri della Caritas di Roma che già lo scorso 26 marzo avevano scritto quel messaggio di benvenuto al successore di Pietro.
Un ringraziamento sentito per i primissimi gesti, proposti all’inizio del suo ministero petrino, che «ci danno quotidianamente testimonianza – avevano scritto gli ospiti senza fissa dimora dei centri della Caritas romana – dell’autentica essenza della fede cristiana: Dio è amore», aggiungendo che «mai Le mancherà la nostra vicinanza così come sarà costante il nostro ringraziamento al Signore per averci donato una persona come Lei».

Oggi la lettera di risposta inviata dal Papa al direttore, monsignor Enrico Feroci è stata pubblicatata sul sito della Caritas romana. «Vi ringrazio – si legge nella lettera di risposta di Francesco datata 6 aprile – anche perché pregate per me, e vi invito a continuare a farlo poiché ne ho molto bisogno. Sappiate che vi porto nel mio cuore e che sono a vostra disposizione». Gesù, conclude, «vi benedica e la Santa Vergine vi protegga. Fraternamente, Francesco».

10/04/2013

«Il Signore ci salva con il suo amore» | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa , por (autor desconocido)

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna»: su questa affermazione di Gesù contenuta nel Vangelo proposto dalla liturgia del giorno, il Papa ha svolto la sua breve omelia durante la Messa presieduta nella Cappellina della Casa Santa Marta. Con lui hanno concelebrato il cardinale Angelo Sodano e il cardinale Angelo Comastri, alla presenza di alcuni dipendenti della Fabbrica di San Pietro e del ministro italiano dell’Interno Anna Maria Cancellieri accompagnata dai familiari.

A volte vogliamo salvarci da soli “e crediamo di farcela”, basando per esempio le nostre sicurezze sui soldi e pensiamo: “sono sicuro ho dei soldi, tutto si può fare, non c’è problema”. Papa Francesco ha fotografato così la situazione di quanti cadono nella tentazione di confidare sulla ricchezza. Altre volte – ha proseguito nell’omelia della messa celebrata questa mattina alla Domus Santa Marta – “pensiamo di salvarci con la vanità, con l’orgoglio di crederci potenti. Anche quello non va”. “Mascheriamo – ha osservato – la nostra povertà, i nostri peccati con la vanità, l’orgoglio, ma anche quello finisce”.

Per Papa Francesco, “la vera salvezza” sta nella dignità che Dio ci ridona, nella speranza che Cristo ci ha dato nella Pasqua. Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perchè chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna”.

“Il Signore – ha detto il Pontefice nel testo diffuso dalla Radio Vaticana – ci salva con il Suo amore: non ci salva con una lettera, con un decreto, ma ci ha salvato con il suo amore”. Un amore così grande che lo spinge ad inviare suo Figlio che “si è fatto uno di noi, ha camminato con noi ? e questo ci salva”. Ma – si chiede il Papa – “cosa significa, questa salvezza? Che significa essere salvati?”. Significa – spiega – riavere dal Signore “la dignità che abbiamo perduto”, la dignità di essere figli di Dio. Significa riavere la speranza.

Questa dignità cresce “fino all’incontro definitivo con Lui. Questa è la strada della salvezza, e questo è bello: lo fa l’amore soltanto. Siamo degni, siamo donne e uomini di speranza. Questo significa essere salvati dall’amore”. Ma il problema – ha sottolineato – è che a volte vogliamo salvarci da soli “e crediamo di farcela”, basando per esempio le nostre sicurezze sui soldi. Pensiamo a quella parabola del Vangelo, di quell’uomo che aveva il granaio tutto pieno e disse: ‘Ne farò un altro per avere di più e poi dormirò tranquillò. E il Signore gli dice: ‘Sciocco! Questa sera moriraì. Quella salvezza non va, è una salvezza provvisoria, è anche una salvezza apparente!”.

“Facciamo oggi un atto di fede – è stato l’invito del nuovo Papa – ‘Signore, io credo. Credo nel Tuo amore. Credo che il Tuo amore mi ha salvato. Credo che il Tuo amore mi ha dato quella dignità che non avevo. Credo che il Tuo amore mi dà la speranza”. E “soltanto l’amore di Dio” può dare la vera dignità e la vera speranza. “È bello credere nell’amore – ha concluso Francesco – questa è la verità. È la verità della nostra vita. Facciamo questa preghiera: ‘Signore, credo nel Tuo amore. E apriamo il cuore perchè questo amore venga, ci riempia e ci spinga ad amare gli altrì”.

vía “yo soy Iglesia http://yosoyiglesia.blogspot.com/2013/04/il-signore-ci-salva-con-il-suo-amore.html”

08/04/2013

«L’amore di Dio, per arrivare a noi, prende la strada dell’umiltà» | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa , por (autor desconocido)

Per un cristiano, «progredire» vuol dire «abbassarsi» lungo la strada dell’umiltà per far risaltare l’amore di Dio. Su questo pensiero, definito la «regola d’oro», papa Francesco ha imperniato l’omelia della Messa di oggi, celebrata nella cappella della “Casa Santa Marta”. Come riporta la Radio Vaticana, alla liturgia hanno preso parte, tra gli altri, alcune Suore della Carità, che hanno rinnovato i voti, il personale del Centro Televisivo Vaticano, i colleghi brasiliani della Radio Vaticana, nonché Arturo Mari, per lunghi anni fotografo dei Papi.

Una strada che sale tanto più si abbassa. È la strada dell’umiltà cristiana, che innalza verso Dio tanto quanto chi la testimonia sa «abbassarsi» per fare spazio alla sua carità. A suggerire questa riflessione a Papa Francesco è stata l’odierna festa liturgica dell’Annunciazione. «La strada che Maria e Giuseppe percorrono fino a Betlemme, per rispettare l’ordine imperiale sul censimento, è – ha detto – una strada di umiltà. È umile Maria, che “non capisce bene” ma “lascia la sua anima alla volontà di Dio”. È umile Giuseppe, che si “abbassa” per portare su di sé la “responsabilità tanto grande” della sposa in attesa del figlio».

«Così è – ha osservato Papa Francesco – tutto l’amore di Dio, per arrivare a noi, prende la strada dell’umiltà». È questo ciò che ha preferito per esprimere il suo amore agli uomini, all’opposto – ha stigmatizzato – degli “idoli forti”, che “si fanno sentire, che dicono: ‘qui comando io’”. Invece, ha ripetuto il Pontefice, il nostro Dio – che “non è un Dio finto”, “un Dio di legno, fatto dagli uomini” – “preferisce andare così, per la strada dell’umiltà”. Che è la stessa seguita da Gesù, una strada che si è abbassata fino alla Croce.

Per un cristiano, ha proseguito il Papa, «è questa la regola d’oro”, è “progredire, avanzare e abbassarsi». «Non si può andare su un’altra strada. Se io non mi abbasso – ha insistito – se tu non ti abbassi, non sei cristiano». Tuttavia, «essere umili non significa andare per la strada” con “gli occhi bassi”. Non è stata quella, ha spiegato, l’umiltà di Gesù, né di sua Madre o di Giuseppe. Imboccare la strada dell’umiltà fa sì, ha affermato Papa Francesco, “che tutta la carità di Dio venga su questa strada, che è l’unica che Lui ha scelto: non ne ha scelto un’altra”. Anche il “trionfo della Risurrezione”, ha osservato, segue questa rotta, “il trionfo del cristiano” prende il “cammino dell’abbassarsi”. Chiediamo, ha concluso Papa Francesco, “la grazia dell’umiltà, ma di questa umiltà, che è la strada per la quale sicuramente passa la carità”, perché se non c’è umiltà, l’amore resta bloccato, non può andare».

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27/03/2013

Kasper: abbiamo eletto quello già scelto da Dio | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa, por (autor desconocido)

«Abbiamo trovato quello che era stato scelto da Dio». Così il cardinale Walter Kasper, grande teologo e presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, commenta l’elezione di Jorge Mario Bergoglio in un’intervista diffusa dal Centro Televisivo Vaticano. “È il primo Papa – sottolinea il porporato – fuori dall’Europa, il primo Papa gesuita è un Papa che non vuole uno stile trionfalistico che abbiamo spesso avuto qui a Roma, che forse era adeguato ai tempi passati, ma oggi non più”.

 

Per Kasper, infatti, “ci vuole un nuovo stile anche del papato, ci vuole un Pastore che ha un cuore per gli uomini e vive con loro e mostra la sua simpatia verso di loro. Simpatia vuol dire ‘soffrire con’, cioè con i poveri,
con gli altri”.  “E il popolo – osserva – ha già risposto a questo atteggiamento del nuovo Papa e spero che possiamo così entrare in una nuova fase della storia della Chiesa”. L’intervista sarà trasmessa in “Octava dies”, il primo notiziario televisivo realizzato interamente dal Centro Televisivo Vaticano, nato nell’aprile 1998, e arrivato a 713 numeri. In 25 minuti, cinque servizi raccontano le attività del Papa, le iniziative della Santa Sede e i principali avvenimenti mondiali visti dal cuore della Chiesa. Completano Octava dies l’editoriale del direttore monsignor Dario Viganò, alcune notizie flash, le udienze del Papa e gli appuntamenti vaticani della settimana.

27/03/2013

Benedizione delle famiglie gesto che crea comunità | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa , por Giacomo Gambassi

Affonda le sue radici nell’eredità del Concilio di Trento la tradizione di benedire le famiglie nel tempo di Quaresima e di Pasqua che, a distanza di quasi cinquecento anni, marca ancora la vita di una parte consistenze delle parrocchie italiane in queste settimane. Quando era nata, la benedizione annuale dei nuclei familiari rappresentava un momento per consolidare la comunità e preservarla dalle correnti ereticali.

Oggi il Benedizionale la definisce un’«occasione preziosa» che i sacerdoti e i loro collaboratori devono avere «particolarmente a cuore» per «avvicinare e conoscere tutte le famiglie» di un territorio. Certo, ha scritto il docente di liturgia e parroco nella diocesi di Alessandria, don Silvano Sirboni, «in un contesto multireligioso come il nostro, segnato da sistemi e ritmi di lavoro che costringono alla mobilità svuotando o quasi durante il giorno interi quartieri, questa attività pastorale trova non poche difficoltà, specie nei centri urbani». Eppure, resta come un punto fermo nelle agende parrocchiali: non solo in quelle dei piccoli paesi ma anche delle grandi città. Che comunque va liberata dal tratto – dominante soprattutto in passato – che riduceva il tutto a un gesto esteriore vicino all’ambito della superstizione. Ecco perché sempre il Benedizionale tiene a precisare che «non si deve fare la benedizione delle case senza la presenza di coloro che vi abitano». Del resto il significato di questa consuetudine può essere compreso dalle parole con cui il sacerdote introduce il rito: «Con la visita del pastore – afferma appena varcato il portone d’ingresso –, è Gesù stesso che entra in questa casa e vi porta la sua gioia e la sua pace». Proprio l’annuncio della «pace» di Cristo è il cuore di questa iniziativa.

Non è un caso che la Chiesa inviti i parroci a considerare «uno dei compiti privilegiati della loro azione pastorale la cura di visitare le famiglie», fedeli al mandato del Signore che ai discepoli raccomandava: «In qualunque casa entriate, prima dite “pace” a questa casa». Ed ecco che il primo saluto del sacerdote è oggi: «Pace a questa casa e ai suoi abitanti». I fondamenti si trovano nella Scrittura. Perché il Dio della liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto e della Risurrezione del suo Figlio «passa» nel luogo principale della vita ordinaria, l’abitazione, per sostenere nel cammino quotidiano. Lo sottolineano anche le intenzioni di preghiera in cui si chiede al Signore di riempire la casa della sua «dolce presenza» con «la potenza dello Spirito». Inoltre l’incontro del presbitero con le famiglie diventa opportunità per un «discreto annuncio del Vangelo». Così il rito unisce la preghiera all’ascolto della Parola che viene proposta attraverso brevi passi biblici. E la benedizione annuale è anche un richiamo a riconosce nel Signore «il principio e il fondamento sul quale si basa e si consolida l’unità della famiglia». Come icona viene indicata quella della Sacra Famiglia nel cui grembo Cristo, insieme con Maria e Giuseppe, «ha santificato la vita domestica». Segno concreto è l’aspersione con l’acqua benedetta. Tanto che, in alcune aree della Penisola, la benedizione delle famiglie continua ad essere chiamata l’«acqua santa». Si tratta di un’occasione per fare memoria del Battesimo con il quale il Signore «aggrega la società domestica alla grande famiglia dello Spirito» e per «rinnovare» l’adesione a Cristo, dice il sacerdote mentre compie il rito. Da ricordare che la benedizione annuale è un impulso a rinsaldare i legami con la parrocchia e a riflettere sul percorso comunitario. Ma vuol essere anche una possibilità per tastare il polso della vita spirituale fra le mura domestiche in modo da individuare le difficoltà e le sfide che una parrocchia è chiamata ad affrontare.

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25/03/2013

Tremila studenti da tutto il mondo incontreranno papa Francesco | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa , por (autor desconocido)

Alla sua prima Udienza generale, mercoledì mattina, in piazza San Pietro, papa Francesco saluterà anche i ragazzi di «Univ 2013», l’incontro annuale degli studenti universitari che si svolge a Roma ogni Settimana Santa con l’assistenza spirituale della Prelatura dell’Opus Dei.

Nell’occasione, i 3000 giovani consegneranno al Papa un filmato intitolato «Come vivere la fede a 20 anni», in preparazione della Giornata mondiale della Gioventù del prossimo luglio a Rio De Janeiro.

Provenienti da più di 200 università di tutto il mondo, i ragazzi del Forum «Univ 2013», che è giunto alla 46esima edizione, rifletteranno da oggi al giorno di Pasqua sul tema «Scoprire l’identità umana nel mondo digitale». «Come studenti – ha dichiarato il loro portavoce, Giovanni Vassallo – riceviamo con gioia la chiamata del Papa ad accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli. Ci ha colpito il suo invito a essere custodi del creato, ci sentiamo chiamati a costruire il mondo di domani».

«L’Univ – ha spiegato inoltre il rappresentante dei giovani ai giornalisti – è un’occasione meravigliosa in cui giovani di tutto il mondo vengono a Roma non tanto per riunirsi in un convegno ma per condividere esperienze e rinnovare il loro desiderio di impegno per la società. Roma è il cuore della cristianità: ciascuno di noi tornerà nel proprio Paese portando questa esperienza di universalità e di fede. Quest’incontro universitario vuole contribuire a superare i pregiudizi: nell’università è possibile un dialogo fra le persone e fra i saperi, tra fede e ragione, tra scienza e rivelazione».

Gli incontri «Univ» sono nati nel 1968 su ispirazione e incoraggiamento di San Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Il Forum prevede numerose manifestazioni culturali in vari luoghi di Roma: conferenze, colloqui, mostre, concerti, gruppi di studio, tavole rotonde. Tra gli ospiti delle conferenze di quest’anno Colin Brady, filmaker di Hollywood, Kevin de Souza, scrittore ed esperto di new media di Mumbay (India) e Jeffrey Langan, della Holy Cross College della Università di Notre Dame, Indiana, negli Stati Uniti.

Una delle attività centrali del Convegno è il Forum delle Iniziative sociali, uno spazio dedicato alla presentazione di progetti di volontariato e solidarietà di cui sono protagonisti gli studenti universitari di tutto il mondo a favore dei più poveri nelle periferie delle grandi città universitarie del mondo. I partecipanti faranno anche una raccolta fondi per aiutare alcuni progetti di educazione e formazione in Africa, promossi dalla Onlus Harambee Africa International e portati avanti in paesi come Benin, Kenya, Nigeria e Congo da diverse istituzioni civili e religiose. Coordinati dall’Istituto per la Cooperazione Universitaria di Roma, in questi 45 anni più di 100mila studenti universitari hanno partecipato ai Forum di Univ. E ogni anno i partecipanti sono stati ricevuti dal Pontefice, prima Paolo VI, poi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. L’incontro costituisce un’opportunità per conoscere la città di Roma seguendo le orme della storia della Chiesa sin dai primi secoli.

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23/03/2013

La speranza dei giovani libanesi sulla Croce di Cristo | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa, por (autor desconocido)

Qual è la strada per la vita eterna? “Gesù ha risposto a questa domanda, che brucia nel più profondo del nostro essere, percorrendo la via della croce”. Hanno inizio con queste parole le meditazioni che saranno lette al Colosseo il 29 marzo, Venerdì Santo, durante il rito della Via Crucis presieduto per la prima volta da Papa Francesco.

Le meditazioni, in libreria da lunedì per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, sono state preparate da giovani libanesi sotto la guida del Patriarca di Antiochia dei Maroniti, il cardinale Béchara Boutros Raï. Ciascuna stazione è aperta dalle illustrazioni di una Via Crucis del secolo XIX, dipinta da un artigiano francescano palestinese e custodita a Betlemme. Numerosi sono nel testo i rimandi all’Esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI Ecclesia in Medio Oriente e le citazioni tratte da santi d’Oriente e dalla liturgia orientale (caldea, copta, maronita, bizantina).

La chiamata a seguire il Signore “è rivolta a tutti, in particolare ai giovani e a quanti sono provati dalle divisioni, dalle guerre o dall’ingiustizia e che lottano per essere, in mezzo ai loro fratelli, segni di speranza e operatori di pace”, si legge nell’introduzione. I messaggi contenuti in questa Via Crucis, espressi in un linguaggio suggestivo e poetico, sfiorano ogni categoria di persone. Nella I stazione, in riferimento a Pilato, si nota che sono molti coloro che “impegnano la loro autorità al servizio dell’ingiustizia e calpestano la dignità dell’uomo e il suo diritto alla vita”, concludendo con l’invito perché quanti sono detentori del potere in questo mondo “governino nella giustizia”. Un pensiero alle famiglie si trova nella IV stazione, quella in cui Gesù incontra la Madre. “Nelle nostre famiglie proviamo anche noi le sofferenze causate ai figli dai loro genitori e ai genitori dai loro figli”.

La preghiera è che “in questi tempi difficili” i nuclei familiari possano essere “delle oasi d’amore, di pace e di serenità, ad immagine della santa Famiglia di Nazaret”. Al centro della V stazione è la sofferenza che, “accolta nella fede, si trasforma in via di salvezza”. L’esempio di Simone di Cirene, che aiuta Cristo sulla via del Golgota, “ci insegna ad accettare la croce che incontriamo sulle strade della vita”. “La croce della sofferenza e della malattia” va accolta perché il Signore è con noi e ci aiuta a sostenerne il peso. A lui si leva un ringraziamento “per ogni persona malata o sofferente, che sa essere testimone del tuo amore, e per ogni ‘Simone di Cirene’ che tu poni sul nostro cammino”. La VI stazione ci presenta la Veronica che asciuga il volto di Gesù, ricordandoci che il Nazareno è presente “in ogni persona che soffre”. Il Signore insegna “che una persona ferita e dimenticata non perde né il suo valore né la sua dignità” e la preghiera conclusiva è per quanti cercano il suo volto “e lo trovano in quello dei senza dimora, dei poveri e dei bambini, esposti alla violenza e allo sfruttamento”.

Nell’VIII stazione Gesù incontra le donne di Gerusalemme. “Il nostro mondo è pieno di madri afflitte, di donne ferite nella loro dignità, violentate dalle discriminazioni, dall’ingiustizia e dalla sofferenza. O Cristo sofferente, sii la loro pace e il balsamo delle loro ferite”. Nell’XI stazione, in cui Gesù è inchiodato sulla croce, si legge: “O Gesù, noi ti preghiamo per tutti i giovani che sono oppressi dalla disperazione, per i giovani vittime della droga, delle sette e delle perversioni. Liberali dalla loro schiavitù”. Lo sguardo degli autori si mantiene vigile sui tanti rischi presenti nell’odierna società. Nella II stazione si riflette su un uomo che “in ogni tempo, ha creduto di potersi sostituire a Dio e determinare da se stesso il bene e il male”. Un uomo che si crede “onnipotente”, in nome “della ragione, del potere o del denaro”. Oggi varie realtà “cercano di espellere Dio dalla vita dell’uomo”. Ad esempio il “laicismo cieco”, che “soffoca i valori della fede e della morale in nome di una presunta difesa dell’uomo”, o il “fondamentalismo violento”, che “prende a pretesto la difesa dei valori religiosi”. “Signore Gesù, (…) non permettere che la ragione umana, che tu hai creato per te, si accontenti delle verità parziali della scienza e della tecnologia senza cercare di porre le domande fondamentali del senso e dell’esistenza” è l’invocazione della III stazione. Di una Chiesa “oppressa sotto la croce delle divisioni che allontanano i cristiani gli uni dagli altri e dall’unità” voluta per loro da Cristo si parla nella IX stazione. Nella XII si prega “perché tutti coloro che promuovono l’aborto prendano coscienza che l’amore non può essere che sorgente di vita”.

Un pensiero è rivolto “anche ai difensori dell’eutanasia e a coloro che incoraggiano tecniche e procedimenti che mettono in pericolo la vita umana”. La speranza è che il Signore apra i loro cuori, perché lo conoscano nella verità e “si impegnino nell’edificazione della civiltà della vita e dell’amore”. Costante è il riferimento alle popolazioni del Medio Oriente: “Signore Gesù, (…) ti affidiamo tutti gli uomini e tutti i popoli umiliati e sofferenti, in particolare quelli dell’Oriente martoriato”, si prega nella II stazione. Mentre nella VII il pensiero si volge a “tante nostre situazioni che sembrano senza via d’uscita”. Tra queste, “quelle derivanti dai pregiudizi e dall’odio, che induriscono i nostri cuori e conducono ai conflitti religiosi”. Pertanto si prega: “Vieni Santo Spirito, a consolare e fortificare i cristiani, in particolare quelli del Medio Oriente, affinché uniti a Cristo siano, su una terra lacerata dall’ingiustizia e dai conflitti, i testimoni del suo amore universale”. Nella X stazione, in cui Gesù è spogliato delle vesti, si implora: “Accorda, Signore, ai figli delle Chiese orientali – spogliati da varie difficoltà, a volte perfino dalla persecuzione, e indeboliti dall’emigrazione – il coraggio di restare nei loro Paesi per annunciare la Buona Novella”. Nella XIII stazione la preghiera è “per le vittime delle guerre e della violenza che devastano, in questo nostro tempo, vari Paesi del Medio Oriente, come pure altre parti del mondo”.

L’auspicio è che “gli sfollati e i migranti forzati possano tornare al più presto nelle loro case e nelle loro terre”. Intensa l’invocazione: “Fa’, Signore, che il sangue delle vittime innocenti sia il seme di un nuovo Oriente più fraterno, più pacifico e più giusto, e che questo Oriente recuperi lo splendore della sua vocazione di culla di civiltà e di valori spirituali ed umani”. Infine, innanzi a Gesù che viene deposto nel sepolcro, nella XIV stazione, gli autori osservano: “Accettare le difficoltà, gli avvenimenti dolorosi, la morte, esige una speranza salda, una fede viva”. E poi concludono: “Abbiamo ricevuto la libertà di figli di Dio per non ritornare alla schiavitù; la vita ci è stata data in abbondanza, per non accontentarci più di una vita priva di bellezza e di significato”.

18/03/2013

LE FOTO | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa, por (autor desconocido)

Dalla fumata alla benedizione (13 marzo 2013)

Papa Bergolio: «Un vita per immagini fumata alla benedizione» (14 marzo 2013)

02/03/2013

Sindone, il 30 marzo l’ostensione televisiva​ | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa, por Marco Bonatti

​Questa è la terza del nuovo millennio. Ma, a differenza
del 2000 e del 2010, durerà poco più di un’ora invece di 40 giorni; i pellegrini
staranno a casa propria ma saranno molti milioni in più dei 4 che, in tutto,
vennero a Torino 3 e 13 anni fa.

È l’ostensione televisiva della Sindone,
in onda il pomeriggio del 30 marzo su RaiUno, nell’ambito della trasmissione
A sua immagine. E non solo in Italia: la Rai offrirà la trasmissione in
mondovisione; si prevede grande interesse soprattutto nei Paesi di tradizione
cristiana di America Latina, e nelle Filippine. L’iniziativa è stata presentata
ieri mattina a Torino, nel Seminario metropolitano, a due passi dal Duomo
in cui la Sindone è custodita e da dove non verrà spostata.
Il Custode
pontificio Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha spiegato subito la
cosa fondamentale: l’ostensione rientra nell’Anno della fede, ed è una
proposta di «nuova evangelizzazione» che si avvale delle tecnologie multimediali
per raggiungere non solo i credenti, in quei luoghi della “piazza telematica”
che oggi hanno sostituito tanta parte delle aggregazioni tradizionali.
L’idea dell’ostensione maturò nell’estate scorsa, e venne approvata da
papa Benedetto XVI (la Santa Sede è la proprietaria del Telo, destinatole
per volontà testamentaria da Umberto II di Savoia, l’ultimo re d’Italia).
Il giorno scelto, Sabato Santo, richiama alla splendida riflessione che
il Papa propose durante la sua visita nell’ostensione 2010: la Sindone
come «icona del Sabato Santo», testimonianza del Cristo morto e del silenzio
in cui il mondo intero è piombato; ma anche segno grande di speranza, di
attesa della risurrezione. 
L’arcivescovo Nosiglia ha ricordato le parole
di papa Ratzinger, allargando poi l’attenzione a un altro contenuto fondamentale:
l’immagine del Telo, che riporta i segni della Passione di Gesù, è una
testimonianza dei dolori del corpo, delle sofferenze del mondo. Anche per
questo nel Duomo di Torino ci saranno i malati: e saranno loro a sfilare
di fronte alla Sindone, a conclusione della preghiera liturgica guidata
dall’arcivescovo. «Bisogna sentire la voce della Sindone, bisogna ascoltare
il suo silenzio parlante – ha detto Nosiglia – bisogna riempire il cuore
di una fede che possa trasformare la contemplazione della Sindone in canto
di letizia e di alleluia pasquale».
Per l’ostensione televisiva c’è un
precedente: la trasmissione realizzata dal Primo Canale della Rai nel 1973,
promossa dal cardinale Michele Pellegrino. Fu quello l’inizio della nuova
stagione della Sindone, portata al centro dell’interesse e del dibattito
scientifico. Ma il terzo millennio, per il Telo di Torino, è segnato. Si
va comunque verso la Sindone 2.0. Ieri è stata annunciata la realizzazione
di una app destinata per adesso all’Ipad, che propone la lettura digitale
del Telo. Il programma dovrebbe essere disponibile entro la fine di marzo
ed è stato realizzato da Hal9000, la società novarese che ha prodotto,
su concessione della diocesi di Torino, l’immagine digitale completa. La
nuova app porta la Sindone nel mondo del “mobile” e sarà disponibile in
una versione base scaricabile gratuitamente, e in una a pagamento (ma a
prezzi comunque contenuti). In preparazione all’ostensione la Commissione
torinese per la Sindone ha realizzato vari sussidi cartacei e “virtuali”,
mentre è in programma anche un convegno, il prossimo 16 marzo.
20/01/2013

«Matrimonio espressione dell’alleanza  tra uomo e donna» | Avvenire RSS Feed – Chiesa

De Avvenire RSS Feed – Chiesa, por (autor desconocido)

La fede instilla una “dimensione profetica” nella carità. Benedetto XVI, parlando questa mattina all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, che sta affrontando il tema “Carità, nuova etica e antropologia cristiana”, ha rimarcato il “rapporto dinamico tra fede e carità”, sottolineando che “il cristiano, in particolare chi opera negli organismi di carità, deve lasciarsi orientare dai principi della fede”, per “aderire” al progetto di Dio.
L’insidia dell’“assolutizzazione” dell’uomo. Il Papa ha quindi messo in luce le “tentazioni culturali” delle quali, “in ogni epoca”, è stato vittima l’uomo quando non ha cercato il progetto divino, tentazioni chi “hanno finito col renderlo schiavo”. “Negli ultimi secoli, le ideologie che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale – ha osservato – si sono rivelate vere e proprie idolatrie; e altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria”. E se “oggi si condivide sempre più un sentire comune circa l’inalienabile dignità di ogni essere umano e la reciproca e interdipendente responsabilità verso di esso; e ciò a vantaggio della vera civiltà, la civiltà dell’amore”, “d’altro canto, purtroppo, anche il nostro tempo conosce ombre che oscurano il progetto di Dio”. Il riferimento del Pontefice è “a una tragica riduzione antropologica che ripropone l’antico materialismo edonista, a cui si aggiunge però un ‘prometeismo tecnologico’”. “Dal connubio tra una visione materialistica dell’uomo e il grande sviluppo della tecnologia – ha proseguito – emerge un’antropologia nel suo fondo atea”, per la quale l’uomo è ridotto “a funzioni autonome, la mente al cervello, la storia umana a un destino di autorealizzazione”, “prescindendo da Dio, dalla dimensione propriamente spirituale e dall’orizzonte ultraterreno”.

Ma “nella prospettiva di un uomo privato della sua anima e dunque di una relazione personale con il Creatore, ciò che è tecnicamente possibile diventa moralmente lecito, ogni esperimento risulta accettabile, ogni politica demografica consentita, ogni manipolazione legittimata”. È l’insidia, questa, dell’“assolutizzazione dell’uomo”, che “pretende di essere indipendente e pensa che nella sola affermazione di sé stia la sua felicità”.


Un sano discernimento. Da qui l’invito di Benedetto XVI a “prestare un’attenzione profetica a questa problematica etica e alla mentalità che vi è sottesa”, alla luce della fede e con un “sano discernimento”. Perciò “la giusta collaborazione con istanze internazionali nel campo dello sviluppo e della promozione umana non deve farci chiudere gli occhi di fronte a queste gravi ideologie, e i Pastori della Chiesa” hanno “il dovere di mettere in guardia da queste derive tanto i fedeli cattolici quanto ogni persona di buona volontà e di retta ragione”. In concreto, “di fronte a questa riduzione antropologica, quale compito spetta a ogni cristiano, e in particolare a voi, impegnati in attività caritative, e dunque in rapporto diretto con tanti altri attori sociali?”, chiede il Papa alla plenaria del dicastero vaticano.

La risposta riprende quanto scritto nel recente motu proprio sul “servizio della carità” – laddove prescrive tra l’altro di “evitare che gli organismi di carità” siano “finanziati da enti o istituzioni che perseguono fini in contrasto con la dottrina della Chiesa” – chiedendo di “esercitare una vigilanza critica e, a volte, ricusare finanziamenti e collaborazioni che, direttamente o indirettamente, favoriscano azioni o progetti in contrasto con l’antropologia cristiana”. “Ma positivamente – aggiunge – la Chiesa è sempre impegnata a promuovere l’uomo secondo il disegno di Dio, nella sua integrale dignità, nel rispetto della sua duplice dimensione verticale e orizzontale. A questo tende anche l’azione di sviluppo degli organismi ecclesiali”.

La visione cristiana dell’uomo, precisa Papa Benedetto, “è un grande sì alla dignità della persona chiamata all’intima comunione con Dio, una comunione filiale, umile e fiduciosa”, ricordando che “l’essere umano non è né individuo a sé stante né elemento anonimo nella collettività, bensì persona singolare e irripetibile, intrinsecamente ordinata alla relazione e alla socialità”. A tal riguardo, rimarca in conclusione, “la Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna, e il no a filosofie come quella del gender si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore”.

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